Appennino droni peste suina
(Ufficio Stampa Regione Emilia Romagna)

Nel bolognese e nel modenese si stanno utilizzando dei droni per individuare eventuali cinghiali morti

Prosegue la mappatura precisa delle zone a rischio per individuare eventuali cinghiali morti o resti. E finora, in Emilia-Romagna, non sono stati rinvenuti cinghiali positivi al controllo per la Peste suina africana (Psa).

Per la prima volta in regione, sull’Appennino bolognese e modenese, sono stati usati droni dotati di termocamere per rilevare la presenza di eventuali carcasse di animali.

La zona sarà poi cartografata e georeferenziata con sistema Gis (Geographic Information System), sistema informativo computerizzato che permette l’acquisizione, registrazione e analisi di informazioni derivanti da dati geografici.

Con l’uso della tecnologia e l’impegno di una ventina di persone, nella giornata di ieri, l’operazione di battuta ha riguardato le zone di montane di Iola di Montese (Mo) e Ronchidoso in comune di Gaggio Montano (Bo).

Una iniziativa di prevenzione simile a quelle già organizzate a Piacenza e a Parma, e in procinto di partire anche a Reggio Emilia. I servizi territoriali della Regione assieme alle Polizie provinciali di Modena e Bologna hanno coordinato sul crinale appenninico l’operazione di controllo e monitoraggio del territorio. Sul posto hanno coadiuvato le operazioni anche gli uomini del Corpo Forestale e i cacciatori del territorio.

Quello effettuato – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammiè un esempio pratico e significativo di operazioni di ricerca di carcasse di cinghiali nel territorio appenninico. I miei complimenti alla Polizia provinciale di Modena e Bologna per il lavoro svolto. Un grazie anche ai volontari. La Regione, assieme alle altre istituzioni del territorio, alle associazioni di volontari e a tutti gli enti coinvolti sta coordinando le operazioni di controllo, a tutela degli allevamenti suinicoli e del comparto zootecnico”.