psicologi rispondono a Draghi
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In Regione 1000 psicologi sono dipendenti pubblici e tanti altri lavorano ogni giorno in strutture e associazioni con pazienti fragili

«Non ci stiamo ad essere additati come furbetti del vaccino». Gabriele Raimondi, presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, risponde a Mario Draghi dopo che in conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha detto di «smettere di vaccinare psicologi di 35 anni» e ha parlato di “platee di operatori sanitari che si allargano (…) con che coscienza?»

«Voglio sperare che si sia trattato di un macroscopico scivolone del quale si vorrà scusare con tutti i colleghi e con i cittadini ai quali garantiamo ogni giorno il dovuto supporto psicologico», commenta Raimondi, che ha condiviso un post sulla pagina Facebook dell’Ordine degli Psicologi regionale che ha presto fatto il giro del web. Raimondi, in particolare, sottolinea come gli psicologi non rappresentino solo se stessi, ma anche e soprattutto i cittadini che a loro si rivolgono.

Solo in Emilia-Romagna, coloro iscritti all’Ordine sono 8000 e più di 1000 sono dipendenti pubblici per la maggior parte impegnati nelle Ausl. Molti altri operano in isituti scolastici, nelle RSA e in associazioni e contesti in cui vengono a contatto con soggetti particolarmente fragili, anche a seguito degli effetti economici e psicologici della pandemia.

«E’ facile intuire quanto sia importante per la salute pubblica che le psicologhe e gli psicologi siano vaccinati – dice Raimondi – Il 1 aprile è uscito il Decreto che impone l’obbligo della vaccinazione per tutti i professionisti sanitari, psicologi compresi. Con che coscienza una settimana prima si mette un obbligo e una settimana dopo si addita in questo modo una intera comunità professionale?»

«Noi psicologi siamo stati in prima linea in tutti questi mesi, abbiamo messo e continuiamo a mettere a disposizione dei cittadini e delle istituzioni le nostre competenze professionali – ribadisce il presidente dell’Ordine degli Psicologi ER – Lo abbiamo fatto nel pieno rispetto delle direttive sanitarie, garantendo ogni protezione ai nostri pazienti e, dove non era possibile, trasportando on line il nostro servizio. Lo abbiamo fatto anche mettendo a rischio la nostra salute per tutelare la salute psicologica dei cittadini nel pieno rispetto del nostro mandato professionale. E lo abbiamo fatto come professionisti sanitari, un contesto nel quale siamo presenti a testa alta al pari di ogni altra professione e nel rispetto delle leggi. Noi, nonostante tutto, continueremo il nostro lavoro».