Report Rai3 alluvione 2023

Nel servizio di domenica i ritardi e la carenza di fondi per i ristori, le promesse disattese dal Governo e le polemiche con le amministrazioni locali. E intanto le aziende si arrangiano.

“Presto che è tardi” si legge in una serie di striscioni appesi a Conselice, in una delle zone più colpite dall’alluvione dello scorso maggio. Da qui parte il viaggio di Bernardo Iovene nella Romagna che lotta per rialzarsi dopo i catastrofici eventi atmosferici, raccontata nel servizio andato in onda domenica sera a Report, su Rai 3.

Il programma di Sigfrido Ranucci ha raccontato i ritardi, l’attesa e l’incertezza dei finanziamenti, che stanno mettendo a dura prova un popolo che da subito non si è perso d’animo: “Dopo 7 mesi nelle zone alluvionate dell’Emilia-Romagna ci sono ancora quartieri completamente disabitati, le famiglie hanno perso tutto, attualmente hanno ricevuto i primi 3000 euro di 5000 come immediato sostegno e dal 16 novembre possono fare domanda per ricevere, previa perizia certificata, al massimo 20 mila euro”.

Come viene spiegato nell’introduzione, “non saranno rimborsati i mobili, le auto e i motorini”. I cittadini “sono in un limbo, non riescono ad entrare nelle proprie case, a questo si aggiunge la paura di una nuova alluvione. Stessa situazione vivono le imprese, che hanno avuto vari milioni di danni, ma possono richiedere un contributo di 40 mila euro. Le aziende non hanno sfruttato la cassa integrazione hanno utilizzato i dipendenti pagandoli di tasca propria per ripartire, ma oggi hanno bisogno di ristori che non arrivano”.

Il servizio integrale è disponibile a questo link

Alcune aziende colpite

Bernardo Iovene visita la Conase (Consorzio Nazionale Sementi), che è ripartita e ha costruito un argine privato, senza ricevere nessun contributo a fronte di 5 milioni di danni. Il Direttore, Luca Bersanetti sottolinea come per ottenere gli appena 40 mila euro di contributo serva una perizia che, per un’azienda come Conase, verrebbe a costare più o meno la stessa cifra.

Praticamente nessuna azienda ha usufruito della cassa integrazione, anche perché i dipendenti hanno lavorato per ripartire. Stessa situazione di Conase sta vivendo Unigrà, 100 milioni di danni stimati, che ha costruito 4km di protezione con palancole in ferro di 2 metri. “Un’azienda fa tutto questo in sei mesi, perchè come Comune, Regione e Stato abbiamo dei tempi così lenti”, si chiede Marco Bedeschi del Comitato Proteggiamo Conselice.

Giampietro Sabbatini, Direttore di CAB (Cooperativa Agricola Braccianti), che ha stimato 4 milioni e mezzo di danni alle produzioni e 3 milioni di danni strutturali, chiede di sapere tre cose: se ci saranno ristori, quanti e quando: “Se non ci date niente, diteci che non ci date niente e noi di conseguenza ci organizziamo”.

La burocrazia

Sigfrido Ranucci in studio spiega l’iter per chiedere un contributo: serve trovare un perito per avere la perizia certificata del danno, poi bisogna aspettare che il comune venga a certificare lo stato di alluvionato, la pratica quindi viene inoltrata a Invitalia che la valuta, la rimanda indietro al comune che la gira al Commissario Figliuolo. A questo punto, se c’è la disponibilità, viene erogato il contributo.

“Un meccanismo un po’ complesso”, chiosa Ranucci con diplomazia.

Il tutto è rallentato dalla mancanza di personale: il Governo ha previsto 250 nuove assunzioni negli enti locali di Marche, Emilia-Romagna e Toscana, ma anche queste risultano difficili per i comuni proprio a causa della burocrazia.

I danni pubblici

Oltre a privati e aziende, da conteggiare ci sono anche i danni alle strutture pubbliche, che ammontano a circa 4,5 miliardi di euro. E anche qui, segnala Report, la situazione è tutt’altro che positiva, anche a causa del ritardo nella nomina del Commissario.

Per i lavori di somma urgenza, la riparazione di strade e canali, i comuni hanno dovuto attingere alle loro esigue casse. Quel poco che è stato ricostruito è stato fatto anche grazie alla generosità delle aziende, che hanno lavorato “in parola”, come a Modigliana (FC), interessata da oltre 700 frane, dove il Sindaco ringrazia commosso le 37 imprese locali intervenute.

A dar man forte ai comuni si è aggiunta la Protezione Civile Regionale, ma come sottolinea un responsabile ai microfoni di Rai 3, si sono dati gli incarichi e gli ordini di esecuzione per i lavori di somma urgenza anche se non arrivavano i soldi: “Oggi, da qualche settimana, si comincia a pagare con regolarità”, segnala.

Anche il Sindaco di Lugo, Ranalli, che avrebbe auspicato tempi diversi, conferma: “La somma urgenza è stata finanziata in larga parte noi come amministrazione e per la parte dei fiumi e dei torrenti dalla Regione. Solo poche settimane fa abbiamo potuto coprire una parte di queste risorse con i soldi che sono arrivati dallo Stato”.

Il Comune di Pianoro (BO) ha investito un milione di euro di risorse proprie per riaprire subito la viabilità, ma i danni dalle frane ammontano a 12 milioni e solo a fine novembre sono arrivati dal Governo i primi 2 milioni. “Dovevano arrivare prima – attacca la Sindaca Franca Filippini –. Se fossero arrivati prima molti dei lavori sarebbero già fatti, invece iniziamo adesso”.

“Stiamo ricostruendo un paese quasi completamente da soli – spiega amaro Enea Emiliani, Sindaco di Sant’Agata sul Santerno –. Per chi è in prima linea sta passando un po’ troppo tempo”.

Polemiche e ritardi

Quello che emerge è un po’ di frustrazione da parte delle amministrazioni locali, dopo il ritardo nella nomina del Commissario, unita alla mancanza di risorse e al rapporto con il Ministro Nello Musumeci, difficile fin dalla prima fase della ricostruzione, quando fece polemica l’affermazione “il Governo non è un bancomat”, rivolta proprio agli enti locali che chiedevano i ristori.

Musumeci, così come il Generale Figliuolo, non rilasciano interviste. E non c’è una struttura commissariale sul territorio.

Il Sindaco di Forlì, città che ha avuto 35 milioni di euro di danni e ha speso 17 milioni di risorse proprie, Gian Luca Zattini, prova a smorzare la polemica: “Il tema del Commissario Straordinario si è trascinato per troppo tempo creando malumori e malesseri, che non hanno aiutato. I primi eroi sono stati i cittadini”.

Gli stessi cittadini, ricorda però il servizio, erano stati rassicurati direttamente dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sarebbero stati rimborsati al 100%, ma al momento i conti non tornano.

Quando la regione aveva stimato 8,5 miliardi di danni a privati e opere pubbliche, il Ministro Musumeci aveva risposto con la famosa polemica del bancomat, definita anche da Zattini “infelice e offensiva”. Dopo 2 mesi, però, la stima dei danni viene confermata anche dallo Stato, come riporta Davide Baruffi, sottosegretario alla presidenza della Giunta dell’Emilia-Romagna: “Questo balletto ci ha tolto due mesi decisivi di interventi”.

In concluzione Report fa il conteggio dei fondi al momento a disposizione: in un primo momento il Governo ha stanziato (Decreto 61) 1,6 miliardi (invece di 2,2), ma quasi 1,2 miliardi, dedicati a sostegno export e cassa integrazione, non sono poi stati utilizzati dalle imprese. A questo punto il Governo se li è ripresi, invece di spostarli sulla ricostruzione.

Alla fine sostanzialmente sono stati erogati sul territorio 400 milioni, poi Figliulo ha stanziato (DL 88) ulteriori 2,5 miliardi, più 900 milioni, a cui vannoaggiunti altri 700 milioni che arriveranno dal credito d’imposta.

Il totale è 4,5 miliardi, a fronte di 8,5 miliardi di danni.

Il Governo, per voce della stessa Premier Giorgia Meloni, di cui viene riportato un video di un Question Time del 23 novembre, dichiara invece 6,5 miliardi, non sottraendo i fondi tornati ai ministeri e aggiungendo 1,2 miliardi che dovrebbero arrivare dal PNRR.

Mentre le amministrazioni locali e la Regione accusano il Governo, Meloni risponde accusando invece gli stessi enti locali di inefficienze, come quella della piattaforma Sfinge. Prosegue così la polemica, che diventa  politica, tra il Governo di centrodestra e le amministrazioni locali, per lo più di centrosinistra. Ma il Presidente della Regione Bonaccini sottolinea: “Questo ping pong non lo creo io e non lo creiamo noi”.

La trasmissione sposta poi l’attenzione sulla Toscana, colpita più recentemente, ma la cui situazione sembra essere simile a quella della Romagna. Anche qui, infatti, non c’è ancora un Commissario, e il Governo sembra intenzionato a non affidare l’incarico al Presidente di Regione per contrasti politici. Questo in controtendenza, fa notare il conduttore Ranucci,  con il passato: dal 2000 a oggi, quasi tutti i commissari per le emergenze erano stati gli stessi presidenti di Regione.