Federico Mecozzi violinista
(©Enrico De Luigi)

Appuntamento giovedì 27 ottobre con il concerto dal titolo Inwards

Il 27 ottobre alle ore 21, il violinista e compositore Federico Mecozzi, da tredici anni al fianco di Ludovico Einaudi live e in studio, sarà sul palco del Teatro Duse di Bologna per presentare dal vivoInwards’ (Warner Music Italy), suo secondo album uscito il 7 ottobre, a tre anni di distanza da Awakening, album d’esordio del 2019. 

“Quando il mondo esterno non risponde più, ci si trova costretti ad esplorare dentro di sé, scoprendo gli infiniti stati che ci compongono” spiega il musicista riminese, parlando di ’Inwards’ come di “un viaggio verso l’interno, verso sensazioni più oscure e intime rispetto alla quotidianità esteriore. Quasi in risposta al mio primo lavoro, ‘Awakening’, scaturito da viaggi ed esperienze, ‘Inwards è un’introspezione dettata dal periodo storico che abbiamo vissuto di recente, in cui l’assenza di stimoli esterni ci ha costretti a chiuderci in noi, ma anche ad aprirci dentro”.

L’album che si potrà ascoltare live al Duse vede il violino al centro di sonorità che transitano tra musica classica contemporanea, folk, elettronica e world music. Ogni brano descrive una sensazione, uno stato, un momento di questo viaggio interiore tradotto in note. Non a caso, Mecozzi utilizza il violino come fosse una voce, ora misteriosa, ora gioiosa, ora sofferente, ora pacifica, ora ossessiva.

Nel lavoro di Mecozzi, inoltre, l’uso sinfonico, talvolta cinematografico, di violini, viole, violoncelli e pianoforti viene spesso contaminato da sintetizzatori, chitarre, percussioni e ritmiche elettroniche, che intervengono proprio come le continue alterazioni dell’animo umano.Inwards’, brano che dà il titolo all’intero album, apre il viaggio introspettivo in maniera burrascosa e irrazionale quasi come una tempesta che si scatena nel momento in cui viviamo, impreparati, il primo impatto con il nostro mondo interiore e la nostra coscienza.

S’intitola, invece, ‘Backwards’, il brano che chiude il disco e vede al centro il tema del ricordo affidato al pianoforte. La coda del brano, cantata invece dal violino, chiude il viaggio lasciando l’ascoltatore in sospensione tra interno ed esterno, tra passato e futuro.