Otello © Gianluca Pantaleo
(©Gianluca Pantaleo)

In programma dall’11 al 13 novembre, con inizio alle ore 21 (domenica ore 16)

Dopo aver incantato il pubblico del Teatro Duse nella Stagione 2019/2020 dirigendo Michele Riondino ne ‘Il maestro e Margherita’ e poi Glauco Mauri nel ‘Re Lear’ in scena la scorsa Stagione, il regista Andrea Baracco torna sul palco di Via Cartoleria per presentare un nuovo lavoro: ‘Otello’ da William Shakespeare, in scena dall’11 al 13 novembre (venerdì e sabato alle ore 21, domenica alle ore 16). Per questa versione della tragedia del Moro di Venezia, Baracco ha scelto uno straordinario cast tutto al femminile composto da Valentina Acca, Verdiana Costanzo, Francesca Farcomeni, Federica Fresco, Viola Marietti, Federica Fracassi nel ruolo di Iago, Ilaria Genatiempo nei panni di Otello e Cristiana Tramparulo nelle vesti di Desdemona.

Con Otello, Shakespeare consegna alla letteratura occidentale uno dei suoi personaggi più archetipici: Iago. Ed è proprio attraverso di lui che si articola una riflessione spietata, eppure carica di pietas, sulle debolezze umane e sull’imprevedibile capacità dell’uomo di generare il male, di accoglierlo come insospettabile parte di sé. La potenza del triangolo Otello-Iago-Desdemona sta, infatti, nella corsa verso la distruzione di sé e degli altri, in un gioco che trasforma l’immaginazione in realtà e la realtà in immaginazione. ‘Io non sono ciò che sono’, dichiara Iago nella prima scena del primo atto. Questa definizione che dà di sé resta vera se applicata anche agli altri personaggi della tragedia. Emerge così una natura umana instabile che le circostanze possono spingere alle scelte più estreme, alle scoperte interiori più inattese e ai gesti più feroci. Un dramma che affonda, dunque, le proprie radici nella linea d’ombra su cui ognuno di noi cammina come un funambolo in cerca di equilibrio, nella speranza, ma senza la certezza, di non cadere mai.

“Il testo di ‘Otello’, con le sue domande abissali sull’ambiguità della natura e delle relazioni umane, mi accompagna da molti annispiega Andrea Baracco nelle note di regia, precisando di considerare cruciale anche un altro tema del testo, ovvero “la riflessione sulla profonda affinità tra ciò che è teatro e ciò che è vita”. “Caso e realtà – prosegue il regista – sono le due forze che muovono la storia, gli elementi che Iago, raffinato improvvisatore, combina e manipola per realizzare il suo sogno di perdente radicale, di anima votata alla rovina dentro e fuori di sé. Iago conosce il proprio desiderio oscuro, ma costruisce solo nel tempo, e improvvisando, i dettagli del proprio piano, trasformando scena dopo scena un’oscura volontà in una concreta e collettiva discesa agli inferi. Il suo agire è quello dell’autore che plasma i propri personaggi, è quello del regista che crea l’universo in cui farli vivere e morire, è quello dell’attore che conosce l’altro da sé perché non teme di conoscere se stesso. Accanto a lui, Otello e Desdemona, complici involontari del suo disegno, e vittime di un caso che li mette crudelmente di fronte alla verità su se stessi”. “Confrontarsi con Otello nel contemporaneo – continua Baracco -significa anche scegliere se fondare la propria riflessione sugli aspetti sociali e di dibattito pubblico che il testo genera nei nostri tempi o affrontarlo cercandone i principi poetici più profondi, le domande universali. Per l’amore che ho per questo testo, sento la responsabilità di restituirlo al pubblico come squarcio sull’umano e sulle sue contraddizioni”. “Da queste considerazioni, – conclude il regista -ho immaginato, a fondazione del progetto un principio di ribaltamento del canone shakespeariano: un cast esclusivamente femminile. Non si tratta di una scelta estetica, ma poetica: è un inganno, per liberare lo sguardo del pubblico dai pregiudizi sulla storia e i suoi temi, e lasciarsi attraversare dalla terribile consapevolezza che chiunque di noi può, un giorno, trovarsi a giocare il ruolo della vittima o del carnefice, se volontà, fragilità e caso si trovano allineati come astri di una costellazione”.

Lo spettacolo si avvale della traduzione e drammaturgia di Letizia Russo, secondo la quale “mai come nell’Otello di Shakespeare il principio per cui la parola non è pura descrizione della realtà, ma strumento di creazione della realtà stessa, si fa vivo e evidente”. “Ogni destino, in questa tragedia, si compie attraverso la parola. – sottolinea Russo nelle sue note di drammaturgia – Desdemona si innamora dei racconti di Otello sul proprio passato. Otello conosce il mostro dagli occhi verdi grazie alle parole di Iago. Iago sottomette tutti, anche se stesso, alle proprie parole inventate o soltanto insinuate, fino a ridursi al silenzio. Per questo progetto, il lavoro della drammaturgia sarà stratificato: inizierà con una nuova traduzione dell’originale shakespeariano, per restituirne la possibilità di dialogare col presente. Poi, diventerà ricerca di una lingua diversificata e specifica: bassa, insinuante, pericolosa quella di Iago; in precipitosa trasformazione e frammentazione quella di Otello; concreta e cristallina quella di Desdemona; vivida e sintetica quella di ognuno degli altri personaggi. Come fosse materia organica, la lingua sarà accadimento e spazio, universo in trasformazione. Un’isola in cui i destini degli esseri umani mostrano il volto terribile del Fato”.