Incontro sul pesce Castel San Pietro
(Ufficio Stampa AmBios)

Appuntamento il 26 novembre con Gabriele Bertacchini e il suo nuovo saggio sullo sfruttamento dei mari

Se noi italiani dovessimo mangiare solo pesce che proviene dalle nostre acque non ne avremmo più a disposizione, approssimativamente, intorno alla fine di marzo di ogni anno”.

Inizia così “Il pesce è finito – lo sfruttamento dei mari per il consumo alimentare”, il nuovo saggio del divulgatore ambientale Gabriele Bertacchini, patrocinato dalla ONG Oceanus, che verrà presentato il 26 novembre presso la Libreria Atlantide di Castel San Pietro Terme.

Un viaggio sotto la superficie dell’acqua, tra moderni attrezzi di cattura, dati impietosi, avvenimenti di cronaca, specie viventi che stanno diventando sempre più rare, per diventare consumatori più consapevoli e fare le scelte migliori.

Peschiamo troppo e lo stiamo facendo male, se è vero che, contemplando anche il deterioramento lungo la filiera, circa il 35% di tutte le catture non arriva al nostro piatto. Per alcuni “prodotti”, le catture accessorie possono essere anche più del doppio rispetto la specie per la quale si è usciti in mare.

Spiega Bertacchini: “Secondo la Fao, il 34,2% degli stock ittici viene pescato a livelli biologicamente non sostenibili. Dal 1961 ad oggi la crescita annuale globale del consumo di pesce è stata il doppio della crescita demografica. Se nel 1961 il consumo pro capite annuo di prodotti ittici a livello mondiale era di soli nove chilogrammi, oggi supera i venti (per l’Italia siamo intorno ai ventinove). Cinque prodotti soltanto coprono quasi il 50% dei consumi complessivi dell’Unione Europea. Per alcuni prodotti, le catture accessorie(bycatch) possono essere anche più del doppio rispetto la specie per la quale si è usciti in mare. Per un chilogrammo di gamberetti, ad esempio, è possibile trovare nella rete anche più di cinque chilogrammi di animali non desiderati”.

Gli incontri sono a ingresso libero.

Per informazioni e prenotazioni: 051 – 6951180