Ravenna, il dopo elezioni: l’“interregno”, il Pd e le questioni aperte

Scenari e riflessioni a margine del post de Pascale

Le recenti elezioni regionali hanno dato il via ad una serie di riflessioni sull’esito del voto, che stanno interessando anche Ravenna. Massima attenzione – e non potrebbe essere altrimenti, visto il peso politico – a casa Pd.

Michele de Pascale ha vinto con un grande margine su Elena Ugolini, che del resto partiva molto in salita. Il tutto in quadro, dal punto di vista dell’affezione alla politica da parte dei cittadini, desolante. Meno del 50% degli aventi diritto ha partecipato alla tornata elettorale: un dato che deve fare riflettere tutti e che mette in una luce ulteriore i vari risultati. Insomma, un emiliano-romagnolo su due ha preferito starsene a casa (una volta, o in un’altra stagione, si sarebbe detto andare al mare) piuttosto che sposare le cause dei vari partiti. Chi governa, Pd in primis, non potrà non tenere conto di questo dato.

Sempre in casa del “partitone” si registra poi un risultato considerato a sorpresa: la mancata elezione di Massimo Cameliani – già stimato assessore e ora presidente del Consiglio comunale di Ravenna. Il suo nome era dato quasi per certo, invece in assemblea regionale siederanno due suoi compagni di partito: Eleonora Proni, ex sindaca di Bagnacavallo, forte di oltre 8.800 preferenze, e Niccolò Bosi, presidente del Consiglio comunale di Faenza.

Due notizie in una: perché a questo punto Ravenna non esprimerà, dopo oltre cinquant’anni ininterrotti, alcun rappresentante in consiglio regionale. Campanilismo a parte, la questione è stata notata e sottolineata da più parti. Perché è avvenuto tutto ciò? È un’analisi dalla quale il Pd locale non potrà prescindere, anche in chiave futura. Tra l’altro già alle politiche 2022, Ouidad Bakkali aveva perso il confronto nell’uninominale con Alice Buonguerrieri (Fratelli d’Italia): è stata ripescata nel plurinominale e ora siede alla Camera.

Adesso il nuovo orizzonte sono le amministrative che si terranno la prossima primavera. Il candidato Pd è Alessandro Barattoni, mentre le forze di opposizione stanno riflettendo sul da farsi: “meglio un ‘civico’ o un politico? È il dilemma sul quale si confronteranno le segreterie. Intanto de Pascale, che nel 2016 andò al ballottaggio con Massimiliano Alberghini – commercialista, appunto un ‘civico’ – sta per scendere le scale di palazzo Merlato con direzione Bologna. Scatterà una sorta di “interregno” i cui contorni sono ora oggetto di un serrato confronto. Chi guiderà la squadra (la stessa?) fino alla prossima tornata elettorale, il vicesindaco repubblicano o – secondo i rumors – una esponente del Partito Democratico?

Anche perché i temi in campo sono molti, così come i nodi ancora da sciogliere. Qualche mese fa un gruppo di elettori di sinistra delusi aveva messo in fila alcune questioni per la città: ad esempio quella riguardante“lo sport Ravennate in grande difficoltà, ma con due palazzetti da mantenere, al posto di sostenere le squadre”. “Due grandi progetti industriali molto critici, il progetto Agnes criticato per l’impatto ambientale e la non condivisione con la popolazione delle ricadute economiche; il rigassificatore davanti alle coste”; “il centro storico con diverse aree di degrado”. Dubbi sono stati sollevati anche per quanto riguarda il progetto Ravenna CCS Carbon Capture and Storage. Mentre nelle scorse settimane è emersa la polemica sulla piscina: le società di nuoto storiche ravennati lamentano il mancato coinvolgimento nella gestione della nuova struttura, prospettando eventualmente la realizzazione da parte loro di un impianto alternativo. Insomma, la prossima poltrona di Palazzo Merlato rischia di essere piuttosto scomoda: qualcuno si preoccupa, qualcun altro “brinda” e spera in un nuovo corso.