Bologna tamponi rapidi covid
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Al via anche una nuova ricerca su 177 campioni raccolti in tutto il territorio il 12 febbraio

L’Emilia Romagna ha concluso il primo studio sulla diffusione della cosiddetta “variante inglese” del Coronavirus: dei 204 campioni su cui è stata effettuata l’analisi, raccolti da Piacenza a Rimini il 4 e 5 febbraio, ne risultano effettivamente positivi alla variante 57, pari al 27,9%. 

La prima analisi dei campioni si era basata sul test inverso, cioè un’indagine molecolare che non riconosce la variante inglese e in caso di esito di negativo indica quindi una verosimile positività, e aveva individuato 66 possibili casi. Dopo questo primo screening si è quindi passati agli esami di sequenziamento del virus, più approfonditi e che possono richiedere fino a 48 ore per ogni batteria di campioni: il risultato finale è stato di 57 casi confermati come variante VOC202012/01, questo il nome scientifico della variante inglese: 22 a Bologna, 4 a Ferrara, 13 a Modena, 8 a Parma, 3 a Reggio Emilia e 7 in Romagna.

L’indagine, avviata a livello nazionale su mandato dell’Istituto Superiore di Sanità, in Emilia Romagna è stata condotta dall’Unità operativa di microbiologia dell’Ausl della Romagna a Pievesestina di Cesena, diretta dal professor Vittorio Sambri, e dal Laboratorio di analisi del rischio ed epidemiologia genomica della sezione di Parma dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna, sotto la guida del dottor Stefano Pongolini; il tutto, in collaborazione con la Regione – servizio Prevenzione collettiva e sanità pubblica – e i Dipartimenti di Sanità pubblica delle Aziende sanitarie territoriali. I tamponi positivi selezionati per l’analisi in Emilia Romagna appartengono ad altrettanti cittadini scelti a caso ma in modo proporzionale rispetto al numero di abitanti delle singole province, fra i positivi individuati nei giorni 4 e 5 febbraio.

“Siamo di fronte a risultati rassicuranti: siamo in grado con assoluta certezza di identificare la variante inglese con i metodi diagnostici, abbiamo tutte le evidenze scientifiche che sia controllabile con gli anticorpi del vaccino – spiega il professor Sambrie non ci sono dati incontrovertibili sulla sua maggiore trasmissibilità, anche se per ora appare probabile. In totale accordo con i colleghi dell’Istituto zooprofilattico di Parma e il dottor Pongolini, tutti i nostri sforzi in questo tipo di indagini sono mirati alla ricerca di nuove eventuali varianti: solo così facendo potremo essere tempestivi e fare tutto il necessario per individuarne e contenerne la diffusione”.  

“Questi numeri ci ricordano ancora una volta due cose – dichiara l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele DoniniLa prima è che la lotta contro il Coronavirus non è ancora finita, e che è fondamentale quindi non abbassare la guardia e continuare a mantenere le norme di comportamento necessarie per la sicurezza di tutti, dal distanziamento alla mascherina, in attesa del completamento della campagna vaccinale già avviata, e che oggi è partita anche per i cittadini con 85 e più anni. La seconda è che la nostra sanità è composta di professionisti eccezionali, impegnati senza sosta negli ospedali come nei laboratori di ricerca per garantire la salute di tutti gli emiliano-romagnoli : è grazie a loro che stiamo individuando, tracciando e isolando la variante inglese e tutte le altre possibili, effettuando i test su chi rientra dai Paesi a rischio”.