Epatite c
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Sul territorio regionale sono già state trattate 40 mila persone mentre altre 100 mila sarebbero ancora da individuare

“Le stime parlano di circa 40mila persone trattate in Emilia Romagna, ma forse almeno 100mila non sanno ancora di avere l’epatite C. E proprio per questo gruppo specifico di pazienti, per andarli a ‘trovare’, sono stati stanziati fondi che ammontano all’incirca a 2milioni e 500mila euro per l’anno in corso e a 3 milioni e 500mila euro per l’anno prossimo”.

A farlo sapere il professor Pietro Fusaroli, direttore della UOC di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso la AUSL di Imola, in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie.

Il corso, dal titolo ‘L’infezione da Hcv a Imola: risultati ottenuti e sfide future’, rientra nell’ambito di ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.

“Parliamo di una iniziativa che prende piede sulla scorta di cinque o sei anni di notevoli successi terapeutici – ha proseguito – e parliamo di farmaci innovativi che hanno consentito di avere praticamente quasi il 100% di efficacia nel sparire l’epatite C nei pazienti che ne sono affetti”. Nei primi anni è stata quindi garantita una “abbondante fornitura di fondi proprio perché si trattava di farmaci innovativi, ora- ha detto- stiamo entrando in una seconda fase del progetto in cui i pazienti conosciuti sono stati già tutti i trattati, ma si ritiene che ce ne siano altrettanti, se non addirittura di più”.

Il dottor Stefano Gardenghi, direttore della UOC Dipendenze Patologiche presso la AUSL di Imola, si è detto soddisfatto dei fondi messi a disposizione: “Siamo molto soddisfatti della possibilità di poter effettuare gli screening gratuitamente su un target di utenti storicamente di difficile aggancio. Per noi avere questa possibilità è già un grande passo in avanti. Effettuare screening immediati, senza costi, senza prenotazioni e senza nessun tipo di ostacolo è infatti molto importante, perché gli utenti che afferiscono alle dipendenze patologiche generalmente non hanno molta attenzione alla loro salute fisica; quindi avere la possibilità di intercettarli quando vengono per esempio a ritirare le terapie, a fare un colloquio oppure counseling in sede ma anche in prossimità, cioè nei Servizi o negli ambulatori, è una grande occasione, perché quasi mai nessuno rifiuta questo semplice intervento”.