
Circa una persona su tre cita il costo come uno dei motivi per cui non intraprende un percorso con un professionista
Prendersi cura del proprio benessere mentale è ancora un lusso per tante persone, con i motivi economici che frenano circa un terzo dei bolognesi dall’ottenere supporto professionale. È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, che ha interrogato in merito un campione di cittadini del capoluogo emiliano.
Secondo i risultati della ricerca, appena il 49% dei bolognesi descrive il proprio stato psicologico come “ottimo” o “buono”, e per il 51% lo stress è il fattore che più influisce sulla salute di una persona. Nonostante ciò, soltanto il 29% ha svolto almeno una seduta da uno psicologo o psicoterapeuta nell’ultimo anno.
Ma perché si ricorre così poco ai servizi di un professionista? Al netto dell’idea di poterne far a meno (il 56% dei bolognesi afferma di non sentirne la necessità), è la dimensione economica a contare più di ogni altra, con circa un terzo del campione (32%) che cita i costi come l’ostacolo principale. Questo anche perché oggi il 57% di chi si rivolge a un professionista si fa interamente carico della spesa delle sedute, mentre solo il 10% ha usufruito di forme di sanità integrativa.
Il problema dei costi rischia quindi di rappresentare una barriera che impedisce a molti di accedere a cure da cui potrebbero trarre benefici concreti: gli intervistati che hanno svolto sedute con professionisti si dicono infatti molto o addirittura estremamente soddisfatti nel 66% dei casi, e quasi quattro su cinque (79%) ritengono altamente probabile che proseguiranno il percorso anche nei prossimi 12 mesi.
In questo contesto, la telemedicina potrebbe rivelarsi una soluzione per avere il supporto di un esperto a un costo contenuto, con l’80% dei bolognesi che dice di aver svolto o di essere interessato a sedute psicologiche o di psicoterapia da remoto, segnalando una crescente apertura verso questa modalità di accesso a percorsi di salute mentale. Ad oggi, invece, la risposta più comune al malessere è cercare di risolverlo da soli, ritagliandosi dei momenti per sé o attraverso le relazioni e la vita sociale (dice di farlo rispettivamente il 93% e il 92% degli intervistati).
I dati della ricerca suggeriscono anche quanto il tema della salute mentale rischi di peggiorare se non affrontato tempestivamente: un bolognese su cinque (20%) afferma di stare peggio rispetto all’anno scorso, e l’elenco delle emozioni provate maggiormente negli ultimi 12 mesi vede in testa la preoccupazione e l’ansia (entrambe indicate dal 32% del campione), ben al di sopra di emozioni positive come speranza (28%), fiducia (20%) e ottimismo (20%).










