Mobile antico villa bucci errani

Opere d’arte e oggetti della dimora appartenuti alla coppia saranno messi in vendita al castello genovese Mackenzie

Saranno battuti all’asta a Genova, al Castello Mackenzie, dalla Casa d’Aste Cambi, martedì 15 giugno dalle ore 15, le opere e gli arredi della storica Villa Bucci-Errani di Faenza.

La storia di Villa Bucci-Errani, come si legge all’interno del catalogo (disponibile online sul sito della Casa d’Aste), nasce dalla felice sintesi di due importanti famiglie e si intreccia al destino dell’azienda fiorentina Cisa, leader del settore nel mercato delle serrature.

Deo Errani nasce a Faenza nel 1924 e, dopo aver effettuato gli studi di ragioneria, inizia a lavorare nel negozio di vernici del padre. Del 1956 è il matrimonio con Carla Bucci, fglia del commendatore Luigi Bucci, fondatore della Cisa, il cui prestigio si deve all’invenzione della serratura elettrica. Da quel momento la prestigiosa azienda sarà partecipata dalle due famiglie al 50 per cento.

A seguito dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale lo stabilimento è distrutto e la produzione viene spostata a Faenza su un terreno di proprietà dei nipoti di Luigi Bucci, i quali entreranno in società. Alla morte di Luigi, nel 1970, Deo Errani diventa direttore generale dell’azienda insieme al cugino Roberto e, sotto la sua guida, la Cisa continuò ad aumentare il suo prestigio in Italia e all’estero.

Errani non fu, però, solo un grande uomo d’industria, ma anche un fervente appassionato di antiquariato: frequentando le mostre più prestigiose di Firenze, Venezia, Roma, Milano e i più quotati professionisti del settore, continuò tutta la vita a dedicarsi alla sua grande passione con interesse ed occhio critico. Inizialmente interessato agli arredi francesi Luigi XVI, i suoi acquisti si concentrarono successivamente sul secolo d’oro dell’arte veneziana settecentesca; la Villa di Faenza in via Cavour verrà arredata con alcuni eccezionali pezzi, tra cui la grande specchiera in legno dorato e vetro della manifattura Briati di Murano, mobili intarsiati e laccati della migliore qualità, e lampadari in vetro soffiato.

La proprietà, passata nelle mani dei figli di Deo e Carla, continua a rappresentare un fiore all’occhiello per la città di Faenza. I proprietari, fortemente legati al territorio, sono anche collezionisti di maioliche faentine e porcellane venete del Settecento; nella loro prestigiosa raccolta spiccano alcuni rari oggetti prodotti a Venezia alla fine del Quattrocento in rame sbalzato con decoro di smalti policromi e dorature.

Dopo aver integrato la loro passione a studi di settore, i proprietari acquistarono alcuni importanti dipinti ora in asta, come il polittico attribuito a Davide Ghirlandaio e le tavolette a fondo oro di Jacopo del Casentino. Questa collezione testimonia come dietro il successo di una famiglia di imprenditori dediti al proprio lavoro ci sia spesso la volontà di contornarsi di oggetti che testimonino l’importanza e il valore del bello nel tempo.