Bicchieri vino
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Nella 35^ edizione della prestigiosa guida sono recensiti 25mila vini fra cui alcuni prodotti da aziende e cantine del bolognese

Ce ne sono di buoni, molto buoni, ottimi ed eccellenti, di bianchi, rossi e rosati: insomma non c’è che l’imbarazzo della scelta. La guida “Vini d’Italia 2022”, edita da Il Gambero Rosso (www.gamberorosso.it), ha recensito qualcosa come 2.634 aziende italiane produttrici di vino, ben 25.417 vini di cui 476 hanno ottenuti i “tre bicchieri””, massimo punteggio assegnato, e 140 i “tre bicchieri verdi”, che indicano quelli prodotti da cantine che lavorano secondo i canoni della viticoltura biologica.

Ecco quelli segnalati dagli esperti del Gambero Rosso nella zona del bolognese.

Umberto Cesari (Castel San Pietro Terme) è il nome di una grande azienda del vino romagnola, sia per quantità che per qualità: le prime bottiglie hanno impresso l’anno 1965, data da cui non ha smesso di produrre e commercializzare vino in Italia e oltre confine. Fra i vini più apprezzati il Solo (annata ’18), rosso ottenuto dal vitigno merlese, ma anche il Resultum (’14), il Tauleto (’15) e la Romagna Albana Passito Colle del Re (’12).

A Sasso Marconi si trova Floriano Cinti, bravo vigneron dei Colli Bolognesi, che produce vini genuini e autentici: nell’azienda vengono attualmente lavorate le uve provenienti da 24 ettari di vigneti. Fra i suoi bianchi si segnalano il Sauvignon ’20 agrumato e floreale e il Merlot ’19 piacevole al palato con connotazioni fruttate.

Zola Predosa ospita invece Gaggioli, che non è solo una tenuta ma anche un agriturismo con ristorante: qui Maria Letizia porta avanti l’azienda fondata dal padre Carlo. Tutti i vini prodotti sono di ottima qualità: a spiccare sono il Pignoletto Superiore P ’20 e il Merlot dei Colli Bolognesi ’18.

In frazione Mongiorgio di Monte San Pietro c’è Isola, importante realtà della provincia bolognese. Gli oltre 12 ettari di vigneti producono circa 60 mila bottiglie fra cui meritano una menzione il Pignoletto DOCG, la Barbera ’19, il Merlot e il Cabernet Sauvignon ’20.

A Imola un indirizzo da non perdere è quello della Fattoria Monticino Rosso che racconta la storia e lo spirito della famiglia Zeoli. Fra i migliori vini prodotti dall’azienda, guidata da Gianni e Luciano, figli del fondatore, ci sono l’Albana Secco Codronchio ’19, il Pas Dosè e il Romagna Sangiovese Superiore S ’20.

La Tenuta Palazzona di Maggio, a Ozzano dell’Emilia, è da sempre in mano alla famiglia Perdisa che la gestisce con piglio grazie alle nuove generazioni. Da assaggiare il Romagna Sangiovese Superiore Ulziano ’19 e il Dracone ’16.

Ancora a Imola, in frazione Bergullo, Tre Monti produce circa 200 mila bottiglie l’anno grazie ai 40 ettari vitati. Fra i vini migliori di questa etichetta ci sono il Petrignone ’18 e l’Albana Vitalba ’20.

A Dozza si trova invece la cantina di Vittorio Assirelli fra cui spicca l’Albana Passito Piccolo Fiore ’16, ai vertici della tipologia per garbo e finezza, mentre in frazione Toscanella c’è Branchini, azienda nata alla fine degli anni ’50: fra i suoi vini meritano il Sangiovese Contrà Grande ’19 e l’Albana Dutia ’20.

Altri indirizzi a Imola sono Fondo Cà Vecja, in località Ponticelli, noto per il Due Pievi e il Sangiovese Bantel; Giovannini, interessante cantina dell’imolese, con la sua Romagna Albana Gioja ’20; Merlotta con due etichette, Sangiovese Superiore Petali di Viola e Albana Passito Ombre di Luna.

Frazione Montebudello di Monteveglio ospita La Mancina, nata come azienda di allevamento bovini, poi trasformata in realtà agricola per la produzione di vini fra cui eccelle il Dosaggio Zero (da uve chardonnay). A Zola Predosa, in località Podere Bella Vista, Donatella Agostoni è alla guida dell’azienda Manaresi con il suo ottimo Pignoletto Classe Superiore.

A completare la lista delle cantine segnalate dal Gambero Rosso ci sono Montevecchio Isolani, a Monte San Pietro, con il suo Bologna Rosso; Il Monticino a Zola Pedrosa, gestito dalla famiglia Morandi, con il Pignoletto; Podere Riosto, a Pianoro, con i suoi vigneti collocati a 350 metri d’altitudine (da assaggiare Due Torri ’18).