
Le istituzioni pubbliche vigilino con assoluta fermezza
La ricorrente esclusione di bambini dalle compagini rappresenta un tema dibattuto: la trasformazione dello sport giovanile in una copia del professionismo. In questo senso, quando la selezione precoce e la ricerca del risultato finiscono per prevalere sull’inclusione, la componente educativa rischia di passare in secondo piano, in modo trasversale a troppe discipline.
Vi è tuttavia una contraddizione più profonda, di natura etica ed economica, che riguarda l’intero panorama associazionistico. Molte di queste realtà godono di significative agevolazioni pubbliche: vantaggi fiscali dello Stato, concessioni di impianti comunali a canoni di favore e contributi territoriali. A fronte di tali tutele — e delle non indifferenti rette versate dalle famiglie —, la collettività ha il diritto di pretendere un servizio impeccabile.
È tempo, in generale, che le istituzioni pubbliche vigilino con assoluta fermezza. Chi attinge a risorse collettive e al bilancio delle case dei cittadini deve garantire una funzione sociale primaria: tutelare la crescita dei minori, contrastare la pressione del dover vincere a tutti i costi e rimettere al centro il valore puramente formativo del gioco. Senza eccezioni.
RH










