
Scontro sulle indennità da 70 milioni erogate durante il Covid che ora la Regione vuole indietro
Acque agitate per la sanità dell’Emilia-Romagna con i contrasti aperti con le cliniche private e l’accordo con la Regione Calabria per ridurre le “migrazioni” sanitarie da sud a nord. Ma andiamo con ordine.
Quaranta ospedali privati accreditati emiliano-romagnoli hanno presentato ognuno un ricorso contro la delibera della Regione che annulla indennità e ristori Covid. Tutte le 42 strutture aderenti ad Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), più un’altra che non fa parte dell’associazione, avevano congiuntamente presentato, l’1 agosto una diffida indirizzata alla giunta regionale e il 26 agosto un atto di opposizione sempre indirizzato alla giunta regionale. Il tutto contro la decisione di viale Aldo Moro di annullare le indennità di funzione e i ristori destinati alle cliniche convenzionate per il periodo del Covid, quando era chiesto loro di restare aperte, a disposizione del servizio pubblico sanitario, considerata l’emergenza e gli sviluppi non prevedibili della pandemia. Le indennità che le cliniche accreditate avevano ricevuto mensilmente, anche come acconti dei ristori futuri, da marzo a dicembre 2020, sono state di circa 70 milioni di euro, pari all’80% del fatturato non effettuato rispetto al 2019. Adesso la Regione rivuole tutto indietro.
I ricorsi sono stati notificati alla Regione venerdì scorso, mentre al Tar verranno presentati nell’arco dei prossimi trenta giorni. I ricorsi sono contro la Regione Emilia-Romagna nella persona del presidente Michele de Pascale in qualità di legale rappresentante, contro la delibera del settembre 2025. La richiesta è una sola: annullamento. Secondo gli avvocati che hanno steso gli atti, la delibera conterrebbero almeno una cinquantina di vizi di legittimità.
Sul secondo fronte, la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato l’accordo bilaterale con la Calabria per il governo della mobilità sanitaria. L’accordo nasce dall’ esigenza di regolare flussi e risorse alla luce di un sistema sanitario calabrese che comincia a recuperare capacità e autonomia.
Uno degli obiettivi più rilevanti dell’intesa riguarda la riduzione dei flussi di pazienti dalla Calabria verso l’Emilia-Romagna. La Regione del Sud si impegna a potenziare l’offerta pubblica, facendo leva sul nuovo assetto gestionale e sull’uscita dal commissariamento, per recuperare attività che oggi contribuiscono alla mobilità passiva.
Parallelamente, l’Emilia-Romagna si impegna a indirizzare i pazienti calabresi che arrivano nelle proprie strutture per una prima valutazione verso i servizi del loro territorio, quando clinicamente appropriato. Si tratta di una misura finalizzata a preservare l’autosufficienza regionale e a sostenere la progressiva ricostruzione dell’offerta sanitaria calabrese.
L’accordo introduce tetti economici precisi per i ricoveri ospedalieri e per la specialistica ambulatoriale, differenziando tra strutture pubbliche e private e tra livelli di complessità.
Per i ricoveri ad alta complessità, viene prevista una distinzione netta: le attività erogate da strutture pubbliche saranno riconosciute al 100%, mentre quelle delle strutture private rientreranno in un meccanismo che impone una compensazione tra ricoveri complessi e non complessi.
In sostanza l’Emilia-Romagna non potrà superare gli 11,5 milioni di euro di prestazioni fornite ai calabresi nelle strutture pubbliche regionali e i 9,1 milioni per i ricoveri nelle strutture private. Molto più basse le cifre per la Calabria: 400mila euro per ricoveri nel pubblico e 350mila euro per quelle in strutture private, più o meno quanto sborsa annualmente la regione del Nord alla Calabria.
Sul fronte della specialistica ambulatoriale, il tetto per la Calabria è fissato a 53.500 euro per le strutture pubbliche e 26.300 euro per quelle private; per l’Emilia-Romagna a 2,6 milioni e 216.000 euro. Restano escluse dai limiti le attività oncologiche di chemioterapia e radioterapia, la medicina nucleare e la dialisi, considerate prestazioni essenziali e non riducibili.
La struttura stessa dell’intesa, con aggiornamento annuale obbligatorio, riflette la necessità di adattarsi all’evoluzione dei sistemi sanitari regionali. Per la Calabria rappresenta un passaggio verso la piena uscita dalla lunga stagione del commissariamento; per l’Emilia-Romagna una forma di co-responsabilità nel supporto alla ripresa di un’altra Regione.
Il successo dell’accordo dipenderà dalla capacità della Calabria di potenziare stabilmente la propria rete ospedaliera e territoriale, e da quella dell’Emilia-Romagna di coniugare qualità dell’assistenza con un governo appropriato dei flussi in entrata. Per entrambe, è un banco di prova sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e sulla possibilità di affrontare la mobilità non solo come un costo, ma come una leva di riequilibrio tra territori.










